Provare per credere - Festival Psicologia 2016
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Provare per credere

Postato da Giuseppe Gioseffi on giugno 10, 2016
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Anche quest’anno si è svolto il Festival Della Psicologia “Stiamo Fuori”, promosso dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. E anche quest’anno gruppi di psicologi hanno invaso le principali piazze di Roma per portare la nostra professione tra la gente, tra i passanti, tra i curiosi. La radio, i giornali, i social network, le brochure e il passaparola di un gran numero di colleghi hanno permesso alla psicologia di raggiungere un pubblico vasto e ricettivo. Vivere la piazza anche quest’anno mi ha permesso di incontrare e interagire direttamente con molte persone, alle cui richieste più varie ho cercato di rispondere, mettendo in luce ogni volta una qualche sfumatura di questa professione, o un aspetto della funzione psicologica maggiormente vicina alla domanda postami di volta in volta.

Questo perché la psicologia è un campo ampio e versatile, ricco di sfaccettature e di risorse. Alcune conosciute quasi da tutti – basti pensare all’ambito clinico – altre più curiose, settoriali e inesplorate. Sfaccettature che aspettano solo di essere intercettate dalle domande di chi sta fuori… e forse è proprio questo il punto! Per me scendere in Piazza con “Stiamo Fuori” significa anche ribaltare questo pensiero: questa volta siamo noi a venire in piazza per ascoltare le diverse esigenze, per capire cosa serve e portare risposte semplici e operative!

Risposte a volte insolite come quella proposta dal Gruppo di Lavoro in Psicologia dello Sport nella propria attività tematica: il biofeedback! Si tratta di un’attività già presente nell’edizione dello scorso anno, di cui ho già avuto modo di scrivere in occasione della scorsa edizione della manifestazione nell’articolo “La Piazza che Spiazza”. È utile però spendere qualche parola in più in proposito.

Avete mai fatto caso a come cambia il vostro corpo in base alle vostre emozioni? Vi siete mai fermati ad osservare le vostre sensazioni fisiche quando siete felici, arrabbiati o ansiosi? Pensate di poter controllare in qualche modo questi aspetti?

Il respiro e il battito del cuore possono variare in profondità e ritmo a seguito di una sorpresa o di uno spavento, mentre i muscoli variano il loro livello di tensione quando siamo felici e sereni rispetto a quando affrontiamo una prova impegnativa… per non parlare del sudore!

Si tratta di alcuni dei principali parametri rilevati dal biofeedback, strumento utilizzato largamente in ambito sportivo per la preparazione mentale e l’ottimizzazione della performance e proposto a chi si è affacciato al gazebo di Piazza della Repubblica.

I più curiosi hanno deciso di andare fino in fondo; così li abbiamo fatti accomodare su un lettino, dove sono stati collegati al macchinario attraverso qualche elettrodo, e poi… è cominciata la sperimentazione. La prima fase consiste nella familiarizzazione con lo strumento, utile per avere un quadro delle reazioni del volontario a riposo. Più precisamente il primo tracciato sullo schermo ci permette di capire come funziona il soggetto a riposo, a che frequenza batte il suo cuore, quali sono il suo stato di tensione muscolare e di pressione sanguigna, qual è in quel momento l’ampiezza e la lunghezza media delle onde cerebrali. Questi dati vengono poi messi a confronto con quelli rilevati a seguito di uno stress, o in altre condizioni particolari.

Anche quest’anno abbiamo deciso di mettere alla prova i nostri volontari con la matematica! Questo perché le rilevazioni effettuate durante questa fase ci permettono di confrontare il tracciato ottenuto sotto pressione con quello ottenuto in precedenza e… sorpresa: i valori cambiano! In diversi casi sono state notate variazioni del battito cardiaco, aumento della pressione e della conduttanza cutanea.

Forse qualcuno starà pensando che è naturale avere queste reazioni mentre si compie un’azione stressante come sostenere un esame o impegnarsi in una gara – e ha assolutamente ragione. Altri si staranno chiedendo se le rilevazioni fatte con questo strano macchinario possono essere usate in qualche modo utile… a cosa servono davvero? Solo a tracciare linee frastagliate su uno schermo?

Ovviamente no: la consapevolezza è il primo passo per il cambiamento! Se riusciamo ad individuare il nostro modo personale di reagire alle pressioni esterne possiamo anche capire come intervenire su queste reazioni spontanee rendendole controllabili. Il biofeedback è utilizzato da numerosi professionisti della psicologia dello sport, assieme ad una serie di esercizi e tecniche volti a migliorare la concentrazione, il rilassamento, l’attenzione e in generale il livello di attivazione dell’individuo. Verificare le modifiche dei parametri psicofisiologici man mano che si procede con le sessioni di allenamento mentale permette a tutti – professionisti compresi – di apprezzare l’entità del cambiamento.
Parafrasando una famosa affermazione:

“se lo vedi… ci credi!”

 

RIFERIMENTI

http://2016.festivalpsicologia.it

http://www.ordinepsicologilazio.it/gruppi-di-lavoro/psicologia-dello-sport

http://www.ordinepsicologilazio.it/blog/mens-sana-in-corpore-sano/la-piazza-che-spiazza

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