La Piazza che…spiazza! - Festival Psicologia 2016
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La Piazza che…spiazza!

Postato da Giuseppe Gioseffi on aprile 15, 2016
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A cura di Luana Morgilli

Che gli psicologi stiano fuori, ormai, lo sanno un po’ tutti… il tam tam mediatico fatto di spot radio e condivisioni sui social network ci ha anticipati e accompagnati in questa due giorni di psicologia e cittadinanza.

Già, perché siamo usciti fuori dai nostri studi per incontrare direttamente i cittadini e per mostrare loro i diversi ambiti della psicologia, i suoi molteplici e talvolta insoliti campi applicativi. Abbiamo voluto spiegare che la psicologia fornisce supporto in molti e diversi aspetti della vita individuale e di comunità e non deve far paura.

Scuola, sport, ambiente lavorativo, alimentazione, situazioni croniche e stress correlato, sessualità e perinatalità… questi gli aspetti chiamati in campo, anzi in piazza, in questa prima edizione del Festival di Psicologia – Stiamo Fuori.

Dieci piazze e tante attività, da quelle tematiche, divise fra le varie postazioni, a quelle trasversali, presentate in ciascun gazebo. Fra queste anche ICO.PSI.COIconografia di una Psicologia Contemporanea , raccolta fotografica che mira a raccontare il ruolo e la funzione psicologica di oggi, i contesti di intervento e i suoi clienti:

Un reportage che, senza nessuna pretesa di esaustività, racconta di una professione eterogenea e difficilmente inquadrabile nella sola immagine dello psicologo alle prese con un paziente “da curare”.

Un progetto che io stessa ho adorato fin dal primo sguardo. Infatti, come ho accennato in un precedente post, lo psicologo può operare davvero ovunque, e la vista di quelle belle foto ha fatto risuonare in me diverse corde. Come psicologa sportiva ho avuto occasione io stessa di lavorarefuori”; ad esempio svolgendo attività di team building nella cucina della foresteria di una società giovanile di basket, dove i ragazzi abitualmente pranzano e cenano, e dove con noi psicologhe hanno potuto lavorare in modo insolito e divertente sulle loro capacità relazionali e decisionali, sulla collaborazione, sul problem solving, sulla gestione dei conflitti e su altro ancora. Oppure quando mi sono trovata a svolgere colloqui di consulenza in una stanzetta a bordo campo, tra i rimbalzi dei palloni sulle pareti e le grida di istruttori e atleti che quelle stesse pareti riescono a “bucare”.

Ma torniamo alle piazze! Ho avuto l’onore e il piacere di essere coinvolta nel festival e di stare fuori assieme al gruppo di lavoro in Psicologia dello Sport coordinato dalla dott.ssa Paola Lausdei.

Qual è stata l’attività da loro scelta per tutti i curiosi che si sono affacciati al gazebo di Piazza della Repubblica?

Un lettino, un computer e una manciata di elettrodima di che si tratta?

Un passante, vedendo un ragazzo alle prese con questo macchinario, ci chiede interessato: “siete medici? Cos’è? Uno screening gratuito?”

Medici? No, siamo psicologi… Screening? Beh, su quello ci siamo!

Il nostro gazebo ha ospitato uno strumento di monitoraggio capace di rilevare e registrare parametri psicofisiologici tra cui tensione muscolare, temperatura e conduttanza cutanea, attività delle onde cerebrali, pressione sanguigna, frequenza cardiaca, etc.

E a cosa serve questo monitoraggio? A cosa può essere utile la serie di tracciati visibili sullo schermo del portatile?

Attraverso il biofeedback – questo il nome del misterioso strumento – è possibile visualizzare i propri stati di attivazione o di tensione e le loro fluttuazioni durante la seduta.

Visualizzare il tracciato, percepire i dati psicofisiologici come un qualcosa di tangibile, vederlo steso nero su bianco, permette di rendere le persone consapevoli del proprio stato psicofisico sia in situazione di rilassamento che sotto stress.

Vi state chiedendo come abbiano fatto a mettere sotto stress i nostri curiosi volontari in Piazza della Repubblica?

Semplice! Con una serie di compiti aritmetici… difficile resistere allo stress da matematica!

L’utilizzo del biofeedback, specialmente se associato a tecniche di rilassamento, permette di sviluppare la capacità di modulare volontariamente i propri parametri alterati, ossia le proprie funzioni corporee, riportandole a livelli ottimali.

Essere consapevoli dei propri stati interni, infatti, consente un migliore autocontrollo di quelle variabili fisiologiche che sono coinvolte nelle emozioni.

Lo strumento è, ovviamente, molto utilizzato con gli atleti, ma risulta utile ed efficace anche in altri campi e in diverse situazioni; ad esempio nel trattamento di disturbi collegati allo stress (cefalee muscolo tensive, bruxismo, ansia, ipertensione, etc).

Ma passiamo alle impressioni di uno dei partecipanti all’attivazione tematica.

Ecco le parole di Stefano, ventottenne, runner, laureato in matematica:

“Cosa penso del macchinario? È interessante, e vorrei capire meglio come fa a raccogliere i dati. Monitora davvero un sacco di fattori. Comunque è stata una bella esperienza… anche se sono uno sportivo non avevo mai pensato all’importanza di questi aspetti nel fare sport”. Riguardo alla fase di stress aggiunge: “Mi ha colto di sorpresa! Essendo un matematico mi sono sentito abbastanza coinvolto emotivamente, dato che non volevo fare brutta figura! E infatti si è visto anche nell’onda sullo schermo… c’è stato un picco, insomma ha funzionato!”

Come dice Stefano il biofeedback ha funzionato, ma l’impressione avuta “stando fuori” (che in un certo senso vuol dire “stando dentro”) è che abbia funzionato proprio tutto. Le domande dei passanti, la coda per aspettare il proprio turno, la mole di polaroid scattate ai partecipanti e appese sui pannelli del gazebo, il numero di persone che hanno chiesto di essere aggiornate su futuri eventi, i ragazzi che arrivavano alla nostra postazione dopo averne visitate altre e con l’idea di continuare il tour, sono tutti segni del fatto che esiste una curiosità diffusa riguardo la nostra professione, e che con altri passi come questo è possibile andare incontro ai cittadini e intercettarne i bisogni e le richieste.

L’augurio è che Stiamo Fuori abbia segnato un picco, come quello sul tracciato di Stefano, nel modo di valutare la psicologia e di avvicinarsi ad essa, da parte delle persone che siamo riusciti a raggiungere uscendo dai soliti schemi.

Photo credits: matt (https://www.flickr.com/photos/brotz/4592728508/)

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